Edison e il “diritto” di inquinare?
Edison ha presentato un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, sostenendo che lo Stato italiano violerebbe i suoi diritti umani nel chiedere la bonifica di un inquinamento che essa stessa ha causato. L’argomento? I rifiuti tossici furono sepolti prima che la legge introducesse il concetto di “bonifica”. Ma davvero possiamo credere che le aziende chimiche dell’epoca – Edison, Montedison, Ausimont, Solvay – ignorassero le conseguenze di quei rifiuti?
L’inquinamento di ieri non è un problema confinato al passato: continua a contaminare falde e terreni, mettendo a rischio la salute pubblica. Accettare la tesi di Edison significherebbe creare un precedente pericoloso, in grado di legittimare l’impunità per chi ha inquinato e di deresponsabilizzare chi inquina oggi.
Chi scrive ha seguito il processo sul disastro ambientale di Bussi sul Tirino come avvocato difensore di Solvay. Oggi, con uno sguardo da giurista, posso dire che la questione non riguarda solo Edison, ma il rischio di una decisione giurisprudenziale che potrebbe compromettere il diritto alla salute e all’ambiente per intere comunità.
Ne parlo nel dettaglio nel documento che condivido in questo post. Il caso Bussi non deve essere dimenticato: la giustizia non può ridursi a un’operazione contabile a vantaggio delle multinazionali.
